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domenica 31 ottobre 2021

PRENDI SEGNI PER LEI di Sabatina Napolitano

(Grande è il suo potere in te)

Guardala. È bellissima, grande è il suo potere in te. Spieghi come la possiedi e come la guidi, e come la punisci. Oh sì, se l’hai punita, l’hai punita per tutti questi anni ma hai fatto di tutto per Sabatina, hai organizzato di corteggiarla tramite altre donne. Sapevi che sincero ti amava di più quindi eri sincero, sei sincero, facevi tutto per lei, fai tutto per lei. Il pensiero della sua esistenza è potente in te. Non vuoi che lei si guasti mai con te, pretendi che il mondo non vi divida mai. La ami troppo per permettere che lei soffra o che stia male. Sei accorto a lei ad ogni suo dettaglio.

 

(Il corteggiamento)

Hai organizzato pubblicamente di incontrarla, non ce la facevi più a vederla tramite social. Hai mangiato con lei, hai goduto con lei, l'hai portata a casa tua sotto la doccia -romantico? Ma tu sei romantico-. Tra te e lei c’è un turbinio dei sensi, una passione senza misura. Ti sei represso per troppi anni, nessuna donna è quello che lei è per te, non volevi altro che stare con lei sotto la doccia. E massaggiarle il culo quante volte volevi e soprattutto avresti fatto di tutto per darle più orgasmi e sentirla gridare. Hai sofferto così tanto la solitudine e l'amarezza così come lei ha sofferto l'amarezza di uomini inappropriati. Hai l'esigenza di offrirle il meglio della sofisticanza e dell'eleganza che puoi. Dovevi farlo. Devi farlo. Desideravi farlo. Desideri farlo. Non sopportavi più di vederla esclusa, non sopporti più che i giornali non parlino di lei, che non è ancora andata in televisione, che ha un nome forte da scrittrice oltre che da poeta e critica. È diventata una sorta di missione, sì ma non potevi dichiararlo e reprimerti ti faceva stare peggio. Desideri ardentemente il rispetto che lei merita non solo perché è bella ma soprattutto perché è la migliore. L'amavi sempre di più, le daresti la luna, non vuoi guastarti con lei, non desideri mai guastarti. Hai iniziato a fare ogni cosa per lei con un amore smisurato non perdendo mai il contatto, anche da lontano e seguendola ogni giorno dedicato, amante, amico. Per non spaventarla, era fragilissima, ma era bellissima, era bella, è bella. 

 

(Le restituzioni)

Le avresti restituito tutto quello che le era stato tolto, non ti interessava di nessuna, volevi solo il suo bene.  Preparavi ogni cosa per lei, prepari ogni cosa per lei, le avresti fatto volentieri un bagno nello champagne, una volta le hai messo dello champagne addosso e la leccavi dappertutto, per dirle che ti era mancata da sempre e che andavi di matto per lei. Non sapevi misurare l'amore che provavi per Sabatina. La guardavi da lontano, ma ora basta sei stufo, non puoi e non sai più controllarti. Conosci ogni movimento del suo corpo, sai come si sente, sei attento. Vuoi farle del bene, animarla perché sai di esserne innamorato. 

 

(Quando prepari e fai)

Prepari la cena, le prepari il bagno e oltre alla vita fai di tutto per essere presente nella sua vita sublimata, quella artistica. Non avresti permesso che lei avrebbe avuto bisogno di un altro uomo per fare carriera, non lo permetti, vuoi essere l’unico, le prepari la cena, le fai l'amore e vuoi e devi realizzarla. Vuoi sposarla per dire a dio che ti occuperai di lei perché lei è la tua droga, non riesci a stare senza, la vuoi per sopravvivere. E deve essere tua. Dai tuoi libri di poesie, dai tuoi saggi, dalle tue views, lei è tua. È tua quando la pensi sotto la doccia o nel letto prima di dormire e toccarti.

 

Avresti fatto di tutto per Sabatina (prendi segni per lei)

Amavi e ami fare fotografie alle strade e alle città, alle cose a casa tua per lei. Tutto quello che fotografi è per Sabatina. Ogni scatto, ogni incontro, ogni emozione sigillata, fai tutto per lei come una ossessione. Hai trasformato uno svago e un disimpegno in un gesto di affermazione e potere per lei, hai trasformato ogni atto per servirle. Hai trasformato e trasformi uno svago e un disimpegno in un gesto di affermazione e potere per lei, avevi trasformato ogni atto per servirle, hai trasformato ogni atto per servirle. Non si tratta di egocentrismo, questo è un battesimo commuovente.

 

mercoledì 30 dicembre 2020

TERESA A SIENA di Sabatina Napolitano

I genitori di Teresa si erano conosciuti ad un reading di poesia, entrambi non amavano David Bowie, anche se lui amava un certo genere rock, ma adoravano stare insieme ore ed ore in biblioteche. Ne avevano girate diverse negli anni: erano stati a Parigi, Chicago, e New York. «Che ne dici se ci sposiamo?» un giorno le disse lui, mentre teneva tra le mani le foto di un poeta morto. Erano stati da poco al suo funerale e non solo per questo avevano deciso di sposarsi. Il matrimonio sarebbe avvenuto in gran segreto senza invitati, lui le avrebbe messo l’anello nuziale e lei lo avrebbe guardato dall’alto di una scala. La prima notte di nozze la mamma indossava una elegante vestaglietta di pizzo con ricami bianchi e anche lui si sentiva elegante e teso, la casa era vuota e nell’altra stanza c’era un dipinto di Ulisse alla parete, una stampa regalata da un poeta, uno ancora vivo. Il papà di Teresa decise di trasferirsi a Siena nonostante nella sua vita avesse girato il mondo, visitando decine di capitali europee. Quando il papà prendeva per mano la moglie, lei scioglieva le sue angosce e le paure nella pelle morbida: per molti anni si erano solo desiderati ed ora che potevano stare insieme niente sembrava realmente dividerli. Il passato che avevano vissuto separati sembrava loro davvero insostenibile, ora che l’unica pace che poteva esistere era quella della convivenza. Gli anni dell’assenza non avevano ragion d’essere, anzi era meglio dire che ogni atto era stato un atto di offerta all’altare delle vittorie, strategie dei due amanti che non volevano far altro che scavarsi internamente fino a potersi vivere in un progetto di senso. «Ogni tuo bacio è per me un armistizio», le diceva lui innamoratissimo ma ancora sfuggente e misterioso. Nel resto degli anni lei non fece altro che entrare più a fondo nella sua aura sfuggevole e soffiarci sopra insieme a un amore immenso per gli affetti, la famiglia e per il futuro che ogni giorno nella vita quotidiana li attendeva. Si sposarono un caldo giorno di metà luglio in una piccola chiesa lontana dagli occhi di tutti, gli orologi battevano le dodici. C’erano pochissime persone. Quando lei uscì dalla chiesa, il vento le mosse il velo, scoprendo gli occhi luminosi e curiosi: la mamma era felicissima. Anche il papà si voltò verso di lei e abbracciandola con la sua sinistra la trattenne per baciarla. Con l’altra mano la accarezzo piano e leggero. Siena in quei giorni era una città lenta così il papà di Teresa portò la mamma a Venezia per la luna di miele. Non c’era nessuno a guardarli e il papà amava quella solitudine sconosciuta, chiudeva il cellulare per giorni interi, si isolava dal mondo per dedicarsi alla mamma. Una volta in albergo posava la borsa sul divano e spegneva la luce con l’interruttore, lo guidava nei gesti il profumo e il sapore della moglie. Dopo il matrimonio si guardavano per giorni senza dire niente, soprattutto lui la guardava mentre seduto disegnava qualcosa su un foglio. Chiuso nella sua barba nascondeva un sorriso continuo e una pace senza pari. Per la luna di miele erano stati anche a Firenze, e a chiusura del cerchio avevano girato insieme tutti i musei di Siena. La mamma scrutava ogni passo del marito, studiava ogni gesto per avvertirne meglio i cambiamenti, era attenta e generosa. La mamma di Teresa era una scrittrice e stava scrivendo un nuovo romanzo, col romanzo riusciva a giustificare la vita insieme al papà, continuamente, così il papà non si sentiva mai solo ed anzi era stimolato, si sentiva nuovo e amato. Il loro amore era una testimonianza importante come un intervento meraviglioso nei fatti e nelle cose del mondo. Si amavano con senso del sacrificio e della ricompensa. Siena faceva da sfondo alla loro parabola, signorile e orgogliosa. Tutti riuscirono a scorgere anche nel progetto della loro passione il fascino di una intuizione preziosa: combinarli diversamente li avrebbe resi soli e peggiori, perciò insieme tenevano una narrazione importante e riuscivano a governare energie continuamente nella direzione della vita. La prima volta che papà mi portò all’università avevo nove anni, erano gelosi i miei di mostrarmi in pubblico e mi dicevano di conservare sempre delle strategie per i miei progetti. Io già da piccola desideravo affermarmi in famiglia, ma raccontandomi mi rendevo conto di essere una bambina folle a volte e che era meglio per me restare una bambina buona fin tanto che non avrei cominciato le medie e mi sarei potuta spingere ad andare in giro da sola con le amiche. Siena era una città sobria, che non si poteva immaginare bisognava viverla per raccontarla. Tutti i miei amici erano degli insensibili e preferivano passare ore davanti al pc anziché leggere. Io da quando avevo imparato non riuscivo a smettere. E preferivo le favole, le trovavo liberatorie. Un giorno di maggio mamma mi fece trovare un libro di favole sulla scrivania, l’aveva scritto lei per me non ne sapevo nulla: fu un dono che mi ha ispirato sempre. Amavo la mamma era una donna giusta e sobria e mi sorrideva sempre, ad ogni ora del giorno. I miei amici a scuola erano gelosi che avessi una mamma così bella, anche papà era geloso della mamma. Lui però non alzava mai la voce, quando erano arrabbiati semplicemente non parlavano e io mi accorgevo dai loro sguardi che avevano litigato, ma poi da come si sorridevano capivo che avevano fatto pace. Amavo molto gli USA e volevo imparare a parlare presto l’inglese così mi facevo insegnare da papà e gli chiesi anche di mettere nella mia stanza una bandiera degli Stati Uniti. La mamma preferiva che io parlassi francese, alla fine a Natale mi portarono a Parigi quando ho compiuto dieci anni, passare il mio compleanno in aereo è stata una esperienza completa, mi sentivo felice. I miei non volevano che altre avessero la meglio su di me, mi avevano insegnato a difendermi, a volermi bene e a parlare presto come una bambina colta.