Visualizzazione post con etichetta Cecille Cafca Burns. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Cecille Cafca Burns. Mostra tutti i post

martedì 6 marzo 2018

UN VERO NOSTALGICO DEL SANDWICH di Cecille Cafca Burns


Non abbiamo tempo, Lord Sandwich.
Ma perché no? Un lampo, niente più, si scende, si pesca, e si risale.
E’ contro la legge. Lo sa bene, Signore.
Sciocchezze, la legge non può contro un vero nostalgico.
Lei non capisce, Lord Schiacciata ha ordinato la sua annessione. Scade tra…sta per scadere.
Non me ne importa..
Ma…
Tenente John Tramezzo, è un ordine.
John aggiustò perbene l’imbracatura, annuì minimamente. Sandwich trattenne il respiro, e si lasciò cadere.
L’enormità del lago sotterraneo era l’enormità di un mare. Eppure ciò che scorreva nelle sue vene non era paura ma euforia.
Aprendo le braccia, si abbandonò alle acque dei ricordi, piene di alghe rosse serpentine.
Sono tanti, sono tantissimi! Gorgogliava mentre gli scivolavano addosso che era una delizia… finchè non si attaccò al collo della sua camicia un ricordo. Al contrario.
Mi dispiace Milord, devo lasciare la postazione, deve risalire, è urgente, siamo stati rintracciati!
Aspetti, tenente, qui qualcosa mi si è attaccato.
Devo tirarla su, Milord!
No!
Mi dispiace, mi punisca pure!
Senza dare spazio a una risposta, John tirò su con tutte le sue forze.
Ma era troppo tardi. Attorno al collo del nobile, un serpente rosso ripeteva sussurrando “Ùip oma it non!” e lui moriva e rimoriva.

sabato 5 agosto 2017

SWEET SLUMBER di Cecille Cafca Burns


you've been through a thousand lives
nine-nine-nine of which are fond
of glowing bright before your eyes
as sweet slumber comes along

the wind brings the autumn brings the wind
crisp news evading your reaching hand
the wind kicks the window in the pane
testimonies lost and lost denials wisped away

the north-south current and the east-west current
and the renaissant cypress are heaving
to stay still
to stay still
means not that these fears will stop wreathing

 

lunedì 1 maggio 2017

BAMBINA, IL RIFUGIO DELLE CREATURE MARINE, E IL PRIMO INCONTRO CON LA REALTÀ di Cecille Cafca Burns

Era il gennaio dell’85. Punta del Este si schiudeva pescosa ai turisti nel frullio massimo dell’alta stagione. Bambina era con sua madre sulla Playa Brava all’altezza di Parada 12, davanti al secolare Hotel-San-Rafael-in-stile-Tudor-tutto-mattoni-rossi, dove stavano trascorrendo le vacanze. Era un tipico giorno di vento e sole intrecciati, di quelli che la sera ci si accorgeva delle ustioni di secondo grado, e Bambina aveva passato le ultime due ore sulla spiaggia a creare un rifugio per le creature marine finite in crisi nel bagnasciuga. Nella vasca protetta da alte pareti di sabbia, c’erano nove meduse, alcune cristalline in atteggiamenti di aquagym attorno ad altre immobili evidentemente malate, un trio di granchi da una chela sola, e un paio di bivalvini in fin di vita, tutti a mollo nei pochi centimetri di acqua di oceano.
Bambina, sentendosi insolata e stanca alla schiena, si alzò rimirando la sua piscina-clinica con occhio commosso. La bassa marea sarebbe durata almeno altre dodici ore, e la piscina poteva reggere. Almeno per queste creature la morte avrebbe tardato ancora. Il giorno prima il vento aveva portato un leone marino sulla spiaggia. Sicuramente veniva dall’isola Gorriti. La povera bestia era così disorientata che aveva risalito il molo fin dentro l’hotel, e si era presentata in accettazione quasi volesse prenotare una stanza. Infatti, fu l’ispirazione dell’ideale missione di salvataggio intrapresa la mattina dopo. Per un leone marino bisogna fare un rifugio grande il triplo di questo, insomma. Mentre Bambina formulava questo pensiero, dal nulla sono apparse due ragazzine più grandi, che senza fermarsi davanti al rifugio, hanno preso a calci le pareti buttando nella piscina tutta la sabbia, e guardando ogni tanto all’indietro se ne sono andate sghignazzando.
Due meduse erano sotterrate, le altre annaspavano, i bivalvini erano arrivati alla loro fine, e dei tre granchi non c’era altro che una chela che spuntava accusando direttamente il sole.
Bambina si rivolse a sua madre.
«Ma perché l’hanno fatto?»

«Per cattiveria.»

martedì 1 novembre 2016

AVATIE' di Cecille Cafca Burns


«E’ tutto vero queste cose,» disse stralunato il boliviano.
 
«E ti credo.» Mauro a sua volta era sbiancato.

«Mi pare proprio di no.

Tu non hai capito proprio un cazzo.

Tu te ne stai li da europeo vip del cazzo ingiustamente sbattuto in prigione da presunti primitivi, imperialista travestito che sei. La vostra cultura è cambiata tra il quindici e il sedici del terzo millennio e fate finta di niente.»

Un grillo li fece sbalzare. Al grillo non gliene fregava, era appoggiato a una delle sbarre, e presto si abituarono - forse addirittura speravano che non smettesse piú. La notte calda accarezzava sotto una luna troppo sospettosa, e il grillo ne era consapevole. Faceva finta di cantare alla luna ma stava ascoltando.

 «Non capisco a cosa ti riferisci.»

«Il vostro sangue. Il sangue della vostra stirpe, e anche della nostra, ha subito i cambi necessari per sopravvivere nell’era sbocciata tra il duemila quindici e sedici nelle coordinate della Flora.»
 
«Ma cosa dici, tossicazzo.»

«Io c’era. Non mi chiedere come, era nella terra, io, era lì. Evidentemente era la mia coscienza prima di entrare nell’attuale corpo. Comunque, una tale Gemma, si chiamava così, che veniva da una tale Reggio Calabria Italia ma era figlia di un’impiegata pro-imperialista della NATO, ha piantato un seme di Indica in un vaso di uno sgabuzzino a casa sua contro tutte le leggi e regolamenti vigenti in quell’oscura era, ed è cresciuto l’albero che ci ha salvati da tutte le malattie.»

«Ti riferisci alle mutazioni genetiche dopo l’incorporazione dell’ IndieliciaJK14?»

«Ovviamente, mi riferisco a queste: il passo definitivo dell’evoluzione umana e la rivincita contro le macchine. Ma tu non hai idea della grandezza di questa donna.»

 Per un live stream di ciò che segue, sintonizza la frequenza IE 11.1217.1881.55 detta ‘della Flora’ alle 23,35 del 30 febbraio 3419.

lunedì 1 agosto 2016

PIANIFICARE LA RIVOLUZIONE di Cecille Cafca Burns


«Chiamiamolo, allora. Passami il contatto…ok….Robin, sono io.»

«Abbiamo deciso di eseguire.»

«Lo so, non era nei piani.»

«Infatti, non era detto. Re! Re! non Mi, donna, Re! Scusa.»

«Non esiste alternativa, eseguiamo, ho detto.»

«Ma come, perché? Te l’ho spiegato mille volte. Non è conosciuta per la sua precisione matematica, la Fede. Bisogna rimediare per aiutare gli intelligenti. Offrire qualche cosa di chiaro. E’ evoluta la specie, non è più concessa l’ambiguità.»

«Infatti, non sono più quei tempi, no.»

«Zero rogo.»

«Questa è la più precisa. Ho detto Re, Teodora! Fabrizio, e diglielo tu, per carità del piano verticale, mi sta facendo impazzire. Poi però riprova con Paolo. Come dicevi, Robin?»

«Sì, invece, ed è anche la migliore. Una super esca, direi.»

«Abbiamo ingabbiato Adolfino e qui Fabrizio sta tentando di parlare con Paolo. Magari anche Roberto.»

«Perché dice che vengono ascoltati in modo speciale. Se non altro per la traiettoria.

Infatti, parliamo degli intelligenti.»

«Si, ok, ma con l’unico di quelli che può tentare di parlare è con Stephen.»

«Ovvio, King. Hawking non si lascia avvicinare, anche se… bravo, sì, infatti quel farmaco aiuta. E poi lui ti apprezzava, quando eri in giro.»

«Quindi tu sarai incaricato di posizionare Adolfino nell’ascensore universi, così becca i bischeri.»

«No, non sono stato troppo tempo in questa città, è che c’era un filosofo architetto che lo usava in una frase vera, appunto, e anche pertinente, guardacaso.»

«…paradiso. Bravo, vedo che la conosci.»

«Eh, oh… abbiamo messo un Platone e un Pitagora insieme in un piano, l’hai visto con i tuoi occhi.  Più generosi di così?! L’hanno espresso direi benino, che trasmigrano, tra le altre cose. No?»

«E anche il tetraedro, cazzo.»

«Sì, persino che si moltiplica! Ci puoi credere? Che manica di scemi.»

«Sì, appunto, ora basta. Eseguiamo.»

«Fai coincidere sufficienti concetti trasversali… innesca la battaglia. Usa la tecnologia. Hai visto il nuovo Sherlock.»

«Meglio, Teodora, ma ricomincia da capo. Cosa vuol dire non so come?»

«Tu fai come ti dice l’Oddio.»

«Sì che puoi, ti dico! Falli ridere, falli discutere su di te, falli pubblicare, falli fallire quanto più si ostinino nella divergenza, sarà uno tsunami, vedrai.»

«Eh sì che sarà fino all’ultimo sangue. Tanto Adolfino gradisce rare… e l’abbiamo ingabbiato, ricordati.»

«Quando capiranno che c’è Adolfino nel buco del piano verticale, sempre che tu fai ciò che ti dice l’Oddio, sarà scacco matto ne sono sicuro.»

«Ma come, e se non capiscono? Capiranno, maledizione, capiranno, a questo giro!»

«E’ cominciato con un paio, sì, e trasmigrano, sì, e si uniscono, sì. E si moltiplicano, sì. E si ritrovano, sì.»

«Devi farli capire. Bravissima Teodora. Va bene, ci aggiorniamo tra un’ora mortale.»