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domenica 31 luglio 2022

CRISMA, CARISMA, MASCHERA E MASCARA di Narciso Fenice Ramparti

La verità è spesso intollerabile. E ancor più chi se ne fa tramite. Ora che DJ Ashba è uscito dal gruppo, i Guns non potranno mai essere più gli stessi. Conosco centinaia di persone che non distinguono un fake da un profilo reale e si fanno intortare nei modi peggiori. Ma è così semplice! Un'identità reale emerge chiaramente da un profilo e sopratutto da un certo tipo di interazioni sullo stesso. Eppure come son ganzini quando spiegano le cose della politica o della vita. E' la solitudine a bruciarvi il cerebro, ma ve la siete meritata tutta. Avete sprecato anche questa giornata? Ne restano sempre meno. Anche io sono ormai a un passo dal realizzare la completa inutilità e oscena dispendiosità dei vostri viaggi. E quei vestiti non copriranno i tuoi problemi.

Al grido di 'io non mi drogo, preferisco restar lucido' una parata di mentecatti retroteisti, cerebrolesi e maniaci sessuali. Portatemi un dottore di ricerca che sostenga queste argomentazioni. L'incantesimo non è trasferibile. Fanculo, fanculo, fanculo, ma io non perdo la calma. Rimango irreprensibile, ma continuo la mia ferocissima guerra d'opinione e d'espressione. Intanto la scena locale fra autogol e momenti pregevoli m'intrattiene bastevolmente nel poco tempo libero di questa torrida estate.

Allora: io domani sono a cantare all'Impruneta e non potrò presenziare alla serata in mio onore a Firenze: mi pregio però di conservare sto flyer come uno dei ricordi più carini e adorabili di tutta la mia vita.

Un plauso, inoltre, alle locali forze dell'ordine che stamane han riportato a mìmae la macchina che ignoti le avevano gallato tre giorni fa. Esasperato prima da me stesso e poi dalla popperiana incomprensione contro cui mi sfracello ogni giorno su FB, trovo insperato sollievo mentale nelle tonificanti righe di Ashley, brillante ventiduenne californiana che capisce Plauto di gran lunga meglio di me, svelando inediti risvolti della feroce satira sociale implicita allo Pseudolus. Chapeau & thanx.

Pur invecchiando a rotta di collo e ingrassando alla velocità del suono, mi appresto a rilasciare il nuovo singolo, che potremmo definire una heavy ballad revanchistica sul masticare chiodi arrugginiti colle mutande piene di sabbia nella rovente canicola di luglio. È infine psicologicamente salutare quell'oscillazione ritenuta ingiustamente squilibrio del sentirsi ora superfighi ora dei cessi totali. Aiace era brillo bene, fino a poco fa: spero sia serenamente rincasato. Sul cielo bianco si stagliano maestose quattro tartarughe in volo.

sabato 30 aprile 2022

CHIAMATELO ISMAELE di Narciso Fenice Ramparti

Il primo trifoledì di termidoro è il giorno sociale che piace al canale. Ber questo ristorarti potrà. Sette notti accese dall'incanto. Ma per davvero. Ti prendi la semana per pensarci e poi decidi: o me o il mondo. Oggi addo random persone che potrei conoscere. Colpa mia in ogni caso. Sono io che la faccio streamare, ma le vie del Pelato sono finite. In compenso ci sono novità da Prato. Ahmed ha ricevuto alcune chilate di fumo non buonissimo ma scottante e deve liberarsene alla faccia dei consumatori. Ora però non venite a dirmi, per questo, che sono cattivo. Non so perché ho stuprato e ucciso mia figlia, ricordo solo che mi stava scoppiando la testa mentre piangeva. Pochi minuti dopo è passato il pulmino e sono andato a scuola come se nulla fosse. A ricreazione abbiamo giocato col Pongo® .

 

lunedì 31 gennaio 2022

LA FONTANA DEI MILLE SENTIERI DI LUNA di Narciso Fenice Ramparti

Non sei più somigliata al domani da quando vessavi carnieri. E per questo ho chiamato i carabinieri. Chi aveva ammazzato tutte quelle zanzare? Potrei dirmi alieno da ogni pedestre intento, ma solo se parliamo del Siddartha o, a serate alterne, di locali come l'Exenzia. Non è che non bevo più, non ho mai bevuto! Al limite una cosa ogni tanto. Sennò diventa saliente. O resiliente? Facciamo silente e ci guadagnate. Cazzo quanto ci guadagnate, perché se mi metto io a ricordarvi i vostri fallimenti non finiamo più e ve faccio piagne. Impietrita nella mia oscena bisessualità, ha cominciato a piovere. Ma forte.

Alle medie avevo coniato l'attributo 'salgace' (mixando salgariano e sagace) e mi sembra ancora un neologismo con qualcosa da dire. Sono andato a trovarlo insieme alla Gabriella e lì c'era uno di Prato. Danneggerai (ai-ai-ai-ai) un database mondiale. Sedere Olivia giocare Pisellino. Ho visto un signore; e faceva le magie per queste cose del marito. Io gli ho pagato anche il bollo della macchina, lo potete constatare da soli. Esatto, il superbollo che c'ha nella macchina gliel'ho pagato io. Potete verificare. E lui mi diede in pegno un anello. Che poi mi fu sequestrato.

Avevano fatto perquisire tutti i miei amici ma io non ero a casa, ero alla festa universitaria in via del Parione: ho ancora paura a lasciar scritto cosa successe sul bancone della segreteria. Solo così sarai protagonista di un episodio particolare sulla Sita. E invece è l'inverno dei velati inconvenienti, dei freddi pomeriggi e dei non detti. Io la vedo come te: il meticciato non frinisce mai. Anzi, comincia a garrire non appena gli strappi, per quanto appiccicose, le croste del varicocele.

Non sa più come entrare, il rock in casa mia. Perché se da una parte ho giocato un ruolo determinante nel tuo più intimo genocidio, dall'altra ho fatto il secondo portiere. A volte tornavo a casa col primo, e a metà strada, che avessi soldi in tasca o meno, mi fermavo un'oretta in cartoleria.

Abito vicino a dove hanno scritto Pinocchio. In fondo c'era un acquaio, proprio in fondo in fondo. E una specie di tavolino con questo coso appoggiato. Quando la sera passi in macchina tornando dal casino, a volte puoi ancora sentire la musica che viene dalla villa. Intanto, nel regno felino, il razzismo è ancora una realtà.

Dopo trent'anni di ininterrotta movida, il 2 marzo del 2020 proclamai il mio definitivo ritiro a vita privata: per omaggiarmi degnamente si decise di ritirare la più significativa delle maglie. Di più, con una misura senza precedenti e il pretesto della pandemia, si decise addirittura di abolire del tutto e per sempre la movida stessa. Anche se ormai sarete abituati, per alcuni di voi potrà risultare a tratti fastidioso, ma dovete ammettere che è stato davvero un bel tributo alla memoria delle mie leggendarie serate a cavallo dei due millenni.

 

 

domenica 31 ottobre 2021

IL DELITTO DELLA TASSINAIA di Narciso Fenice Ramparti

Venerdì 13 aprile 1951, nei boschi di Tassinaia, frazione di Villore nel comune di Vicchio, venne ritrovato dopo affannose ricerche il corpo martoriato e sfigurato del Bonini, venditore ambulante di Rostolena di Vicchio scomparso due giorni prima: era stato ucciso con diciannove coltellate, vibrate alla schiena, al petto, e soprattutto al viso, reso così irriconoscibile (da La Nazione: 'con la faccia maciullata... il volto tutto squarci, tutto un grumo di sangue'). Il corpo era inoltre legato con un filo elettrico, i pugni stretti sopra la testa, riverso nel fango, fra i rovi. Gli erano stati sottratti portafoglio e documenti. Il responsabile del misfatto era già stato individuato alcune ore prima nel contadino ventiseienne Pietro Pacciani; la di lui fidanzata Miranda Bugli venne a sua volta accusata di concorso in omicidio.

Indirizzati i carabinieri nel rinvenimento del corpo come nel ritrovamento dell'arma del delitto e del portafogli della vittima, che rivelò di aver nascosto in casa (in un anfratto del camino l'una, poi spostata nel forno da sua madre, sotto una mattonella l'altro), Pacciani negò ogni pianificazione dell'omicidio, sostenendo di essersi trovato sul luogo in quanto stava aspettando Miranda in una sua abituale area di pascolo; l'avrebbe dunque scorta, con sua sorpresa e disappunto, arrivare in compagnia del Bonini: seguitili fino ad una vicina macchia ascoltando la loro conversazione, non appena i due iniziarono a scambiarsi effusioni, Pietro, fuori di sé, si sarebbe fatto avanti per far valere le proprie ragioni; a suo dire, Miranda appena lo vide gli avrebbe gridato 'Ammazzalo, ammazzalo, mi voleva prendere con la forza...', ma fattosi sotto per picchiarlo sarebbe stato sopraffatto dal robusto e alto Bonini e costretto a difendersi disperatamente col coltello ('Ebbi a difendermi, sennò morivo io...' come ricorderà negli anni '90).

Il Bonini, che girava i paesi del comune di Vicchio vendendo e comprando pelli e merci varie a domicilio, mercoledì 11 aprile si era fermato per pranzo nei pressi di Villore, a casa di un suo cliente abituale, il fattore Carlo. A tavola aveva come suo solito preso garbatamente a flirtare colla sedicenne figliastra dello stesso, Miranda.

Dopo un pasto a base di pane e carne secca, il Bonini si congedò e uscì, seguito subito dopo dalla ragazza, che doveva portare le pecore a pascolare: i due si intrattennero in passeggiata fino ai vicini boschi della Tassinaia, dove si fermarono in uno spiazzo erboso e, pare, cominciarono ad amoreggiare. A quel punto, dai cespugli apparve improvvisamente Pietro, che si scagliò contro il Bonini, aggredendolo furiosamente con una pietra e con molteplici coltellate al petto, alla schiena e sopratutto al volto e alla testa. Sottrattogli il portafoglio e lasciatolo a terra morto, il Pacciani avrebbe costretto Miranda ad un rapporto sessuale proprio accanto al cadavere straziato di Severino, che poi occultò fra le frasche col proposito di nasconderlo meglio nottetempo. Concordata una strategia comune (pensata e “imposta” da Pacciani) su come comportarsi, i due rientrarono in paese. Quella notte, sotto una pioggia battente, Pietro tornò sul posto e, servendosi di un filo elettrico per legarlo e trascinarlo, gettò il corpo del Bonini in una vicina macchia di rovi. Avrebbe voluto disfarsene nel vicino laghetto di Maioli, ma il trasporto si rivelò, anche per le condizioni metereologiche, più difficoltoso del previsto, e dovette pertanto risolversi a lasciarlo nella sterpaia dove sarà trovato circa trentasei ore più tardi. Rientrato a casa fradicio e sconvolto, confidò l'accaduto alla madre (un fatto che potrebbe anche significare la totale mancanza di premeditazione), tacendone però al padre. La mattina seguente incontrò Miranda a Vicchio, e le dette undici o dodicimila lire, la metà di quanto trovato nel portafoglio del Bonini, raccomandandole il più assoluto silenzio sulla faccenda (ma anche la ragazza si sarebbe poi confidata con la propria madre). Giovedì pomeriggio, come si legge su La Nazione di pochi giorni dopo, Pacciani 'andò al circolo a giocare, vinse e offrì da bere a tutti'.  Nel frattempo, allarmati dalla scomparsa di Severino, i suoi quattro fratelli avevano avvertito i carabinieri e si erano dati con alcuni loro cugini a ripercorrerne le tracce (nei paesi tutti vedono tutti) fino a casa di Miranda; appreso che la ragazza era l'ultima persona ad esser stata vista con l'uomo, i Bonini la interrogarono privatamente: messa alle strette, Miranda ammise di sapere e rivelò che Severino era morto, ammazzato a coltellate dal suo fidanzato, che li aveva sorpresi insieme. La giovane venne dunque prelevata dai carabinieri e interrogata presso il comando di Vicchio fino a tarda notte; Pietro venne tratto in arresto nelle primissime ore del mattino: dopo un iniziale tentativo di negare, ammise in lacrime la propria colpevolezza, disperandosi e sbattendo la testa contro il muro.

Ovviamente la versione di Pacciani descrive il delitto come passionale, giustificabile, quasi necessario: Bonini avrebbe convinto la ragazza a concedersi dietro compenso di duemila lire, e Pietro, folle di gelosia nel vederli amoreggiare, sarebbe uscito allo scoperto quando scorse l'uomo abbrancare il prosperoso seno di Miranda (in particolare, oltre quarant'anni più tardi, si insisterà sul riferimento di Pacciani alla mammella sinistra scoperta dalla ragazza durante i preliminari amorosi, in un tentativo collegamento con la morbosa e feticistica attenzione che il Mostro di Firenze riserverà al seno sinistro di diverse sue vittime femminili, trafiggendolo o, negli ultimi due casi, escindendolo). Inoltre, Pacciani negò di essersi congiunto con Miranda dopo il delitto, infine ammettendo solo dopo molteplici dinieghi

Il delitto sconcertò la locale comunità montana, strettasi con partecipe cordoglio intorno alla famiglia Bonini, e fece grande scalpore in tutto il Mugello e nella provincia fiorentina: fu persino immortalato in una ballata (Delitto a Tassinaia di Vicchio) da uno degli ultimi cantastorie locali, Aldo Fezzi, meglio noto come i'Giubba, che, nel suo stile senza pretese, ne perpetuò la triste memoria già da quella stessa estate e nelle successive, per anni, alle feste di paese. Il successo della stessa spinse l'editrice Vallecchi a stamparne in quei mesi una versione illustrata. Essendone variamente disponibile in rete l'intera trascrizione ci limitiamo qui a riportarne i passaggi salienti:

 

un giovanotto iniquo e fello (…),

tal Pier Pacciani ha ventisei anni,

che a parlarne il sangue si ghiaccia (…).

Inferocito sorte dal cespuglio e (…)

disse ambedue vi voglio ammazzar.

Col coltello a serramanico

il sanguinario come fé Caino,

questo squilibrato paccianino,

diciannove colpi su lui vibrò. (…)

Giovanotti all'amore voi fate,

è bene ognuno abbia la fidanzata,

ma se sapete che è donna depravata,

come Pacciani non dovete far.

 

Il processo, tenutosi alla fine di dicembre, venne seguito con trepidazione dalla stampa e dall'opinione pubblica locali. I due imputati negarono ogni premeditazione, pur perseverando nelle rispettive, contrastanti, versioni: Pietro affermava di essere stato incitato dalla ragazza che avrebbe lamentato un tentativo di violenza, mentre Miranda confermava di aver subito violenza, ma sosteneva di aver detto 'Picchialo', non 'Ammazzalo', e di aver assistito attonita al repentino assalto del geloso fidanzato, temendo per la propria vita e così rassegnandosi persino a compiacerlo dopo il misfatto. Il pubblico ministero Sica era convinto che il delitto fosse stato premeditato a scopo di rapina e perpetrato da entrambi i ragazzi, con Miranda come consapevole esca ma anche come attivamente partecipe nell'aggressione. Il bosco di Tassinaia era un luogo di usuale ritrovo dei due imputati, e pareva sospetto che la vittima fosse stata portata proprio lì. Anche il fatto che il Bonini avesse una relazione con una ragazza di Poggiosecco, tale Laurina, rendeva implausibile per l'accusa il fatto che egli intendesse corteggiare Miranda. Pertanto Sica chiedeva trent'anni per Pacciani e ventidue per la Bugli. Nondimeno la difesa riuscì a mitigare la posizione degli accusati agli occhi della corte, che il 5 gennaio 1952 condannò Pietro Pacciani a ventidue anni per omicidio e furto aggravato e Miranda a sei anni e sei mesi per concorso in omicidio. La sentenza fu confermata in appello circa un anno più tardi.


mercoledì 30 giugno 2021

MEMORIE FIORENTINE (III) di Narciso Fenice Ramparti

Tremo al vederti prender forma e vita, mia amata e terribile creatura.

L'intellighenzia florenjina fa quadrato attorno al cadavere di Z permettendosi di dire paroline niente meno che al ns maggior intellettuale vivente, il prof. Montanari. Per quel che valete, per quel che siete: lo vediamo ogni giorno. Muti dovete stare. Muti. Dovevate glissare, no rispondere! Sennò vi dobbiamo dire chi siete. Firenzina! Pagherete con ferro e cenere gli status da radical chic del cazzo.

Tutte cose, comunque, che dovevi già desumere da Pinocchio. Nel senso, niente può danneggiarti come le cattive frequentazioni: è un attimo credere che siano amicizie e che remino dalla tua parte. Tutte cose, appunto, che potevi leggere lì.

Comincio addivenir noioso, ma infatti poi basta.

Allllllllora: è mia premura informarvi che ho molto ben mangiato e molto ben bevuto, fin quasi al collasso, fra l'impagabile compagnia di selezionatissimi e titolatissimi commensali, nella letizia di un consuetamente superbo e amoroso servizio, da Pinko Pallino. Adesso, ebbro di rosso e grappini, devo stare fermo come un boa a digerire: ho selezionato all'uopo il film 'Amami' del 93 con Moana Pozzi e Novello Novelli, fra gli altri. Buona visione.

Eppure, cazzo, nei 90s sembrava davvero fossimo riusciti a superarla, sta cosa. E invece è l'inferno dei pelati intransigenti che però non valgono un cazzo. Io la penso così: il futuro è del meticciato.

I fochi li vediamo da via Trento, altroché!

Nessuno di voi ha i coglioni per uscire ora e prendere il 14b fino in centro: conosco le facce dei coraggiosi che mi accomapagnano. Arrivo a lavoro stravolto in una maschera di appiccicoso sudore proprio e altrui.

Però ganzo, da un certo punto mi aggancia il solito sconosciuto per farmi domande e io faccio enciclopedismo a voce alta: si chiama sindrome comiziale.

Non essere andati a quei Firenze Rocks è un rimpianto che vi avvelenerà la vita.

Ok, raga, adesso basta parlare del bellissimo Firenze Rocks, ché m'avete sfrangiato i coglioni. Mi stanno uscendo il rock e il metal dalle rekkie, basta, non ce la faccio più. Voi neanche sapete i titoli delle canzoni: solo io dovrei essere autorizzato a recensire sti concerti. Perché ho studiato anche altre cose e quindi capisco.

Comunque, saturazione da vecchiaia, il rock è finito, non è che continua a sfornare grandi cose anche oggi. La grandezza appartiene al passato. Splendidi shows, dunque, di Guns, Helloween, Maiden e altri che sapete voi ma che io non posso citare per contratto. Oh, se Dio vuole, questo era l'ultimo concerto della mia vita: davvero non ne posso più di queste cammellate da cerebrolesi analfabeti. Oggi vado a Messa. Ho capito il valore del catechismo, della meditazione, della lettura, del disegno a mano! Aiuto. Sono intrappolato dentro me stesso.


 


martedì 30 marzo 2021

MEMORIE FIORENTINE (II) di Narciso Fenice Ramparti

Le ombre si allungavano lente sul lungarno Torrigiani, incuranti delle memorie cancellate e del tuo naso rotto da quella gomitata di Mutu, nel peggiore degli aperitivi possibili. Ma li avevi già passato i trent'anni, anche se non sembrava, e quella fu forse davvero l'ultima ingenuità.

Dodici anni prima, invece, avevi detto che saresti andato alle prove, ma sei rimasto intortato sul telefono a gettoni di Piazza Leopoldo in un loop di paranoie colla solita enigmatica tipa e hai tirato l'ennesimo pacco. I crediti di pazienza si stavano esaurendo e lo stesso equilibrio della band era ormai logoro. Adesso moltissimi hanno abbassato la cresta rispetto agli anni Novanta. E se lo hanno fatto loro, abbiamo la certezza matematica del fatto che presto lo faranno anche questi altri scappati di casa.

Lasciata alle nostre spalle la Pieve ancora echeggiante di grida festose, ci incamminammo sotto il tiepido sole vespertino, tenendoci per mano fino a via di Soffiano, dove nei pressi del cimitero, incontrammo quel tuo amico che si era detto disposto a venderci del fumo.

Simone mi presentò la Marina, che ci portò a casa sua. Ricordo che aveva la mappa geografica del mondo appesa al contrario. Allora le detti una cassetta di mie canzoni. Fin qui suonerebbe anche bene.

Oh, finalmente, dopo mille pressioni e scene pietose, sei riuscito a rapinare tuo padre. E finalmente puoi fare quello che meglio credi per la tua realizzazione. Non è vero che non avevi voglia di lavorare. Dovevi solo trovare la tua dimensione. Sarai un bravo ristoratore. Pelato ma affabile, amabile ma amaranto, lotriere dirimpetto, selgiuchide immodesto. Ma poi arrivò il Covid, e cominciasti a ripensare su alcune scelte fatte, specie a fronte dell'esplosione remunerativa dello smart working, per alcuni una vera e propria pacchia.

Vediamo, lingue dell'Italia antica, fallolatria,cledonomanzia e le figure barbine che Duccio mi faceva fare sotto il porticato di Brunelleschi. Io io io io io. Io che incontro Alessandro Haber nel pomeriggio davanti alla Pergola e lui che mi chiede se vado a vederlo quella sera ma io dico che non posso.

Nel pertugio condominiale dietro piazza del Carmine ti presi, quell'inebriante sera d'estate. La mia dentista si è spostata da via Corridoni a via Michelazzi: anche meglio, per me; ci arrivo in due minuti.

Io che non vado a vedere i Guns è una memoria imolese, ma non fiorentina. Sembra ieri il Firenze Rocks del 2018 con una rassegna sontuosa di concertoni, fra cui quello dei suddetti, che osavi solo sognare da un quarto di secolo ed eccolo qua. Aggratis perché noi andiamo al pratone del Visarno a sentircelo, mica andiamo dentro nella bolgia.

 Io io io io io. Sempre io che la mattina dopo il Social Forum becco Agnoletto in un bar e gli dico 'Grande Agnoletto!' e lui mi chiede se ero venuto il giorno prima e io gli dico che non avevo tempo e lui ci rimane malissimo e mi dice che dovevo venire. Ancora oggi sono fiero di non esserci andato, ma questo non mi impedisce di stimarlo. Guai a pensare che io stessi e stia combattendo una battaglia troppo diversa dalla, o meno nobile della, sua.

 

 

mercoledì 30 dicembre 2020

TERTIUM DATUR di Narciso Fenice Ramparti

Cominciava lo stritolone dell'autunno-inverno. Corsi quadrimestrali spalmati sulle aiuole ghiacciate, pomeriggi inerti all'obitorio e serate avvilenti ai domiciliari, solitudini in rotta di collisione, il ritorno del sinistro mescitore e un paio di recensioni a dei buoni libri tedeschi, di cui uno sul consolato tardoantico: ci vuole la lucidità di programmare appena diocristo c'è un attimo di stasi. Mi verrebbe da dirti anche lunedì 26, ma no: allora raga facciamo anche il medley e ti rimpallo una potenziale sortita per sabato, come al solito strabordante di inopportuna sensualità.

Dondola, uovo: sei tornato in provincia. Come al solito, tra il dire e il fare c'è di mezzo il talent, quindi perché no, potrei anche rivelarvi questo segreto. È in atto una cospirazione per non farvi realizzare a pieno quanto sia una merda orribile e intollerabile avere più di quarant'anni. E' un inferno senza uscita, insopportabile per chi abbia mai vibrato di primavera: non puoi tornare indietro mai più e anzi neanche ti fermi, continui a sprofondare nel baratro della vecchiaia; ogni giorno che passa è l'ultimo nel suo genere e ti avvicina sempre di più a età incalcolabili e orribili, nel migliore dei casi. Mi ricordo gli anni Novanta: l'ideologia politica e l'impegno aggregativo erano ancora i più devianti alibi culturali. Oh, quel decennio infinito e candidamente stolido! Io me ne andavo in giro in giacca con improbabili acconciature scodellari o ostrogote, però non vorrei sminuirmi troppo. Quindi mandate dei soldi, a offerta libera. Oppure finiamo a celebrare voi che guardavate la partita o profondorosso.

Solo bella gente e vibrazioni positive al compleanno dell'impagabile Giuelle: accoglienza deliziosa, lounge bianco disadorno ed elegante, tuttecose che fanno bello il mondo, musica originale inedita di sottofondo accompagnata da un sobrio pornazzo vintage e spunti di conversazione brillante. Robi puttana riascoltava le sue piste vocali con sufficienza, ma hanno fatto un lavoro bestiale: nell'archivio del malefico elbano ci sono tipo giga di canzoni e sperimentazioni sonore da torcere lo stomaco; ho sentito suoni e soluzioni bestiali che andranno molto di moda tra quarant'anni. E un pò tutto il resto. Questa la mia occasionale licenza mondana del solstizio. Torno a casa presto segando la serata, ma è stato un party stellare!

Io – cheffaccio ledizione kritika emendando la tradizione manoscritta, e così entrando, pur spettinato e malvestito, nella storia della filologia latina – rihò un'identità documentale. La Mamma e la Rita mi hanno finalmente ritrovato la carta d'identità (smarrita nel maelstrom domestico nel 2018 e fino a oggi mai più repppperita). Riesisto attestatamente fino al 2023. Dacché non avevo stupidamente realizzato che il passaporto era scaduto e la legge, quando venne a casa mia pei ladri qualche giorno fa, me lo fece garbatissimamente notare.

IERI: Serata sgargiante e plurale in Dalmazia, euforia da estate in città e buena onda all the way: eccezionalmente senza telecamera, sono pure riuscito a succhiare il midollo della vita. Appena raccolgo la dispersa documentazione di selfie, non mancherò di illustrarvi nel dettaglio.

OGGI: Non è il vero me che esce a fare la spesa, è il peggior me, il più brutto e meno brillante che abbia mai visto. Pronto a sferrare calci urlando. Come mi sono ridotto. Tutta colpa del diavolo. Verrebbe da abbracciarsi tutti, ma come si fa. Statemi lontani percristo, almeno a cinque metri.

 

2019: E così è morto lo Spera. E io qui lo aspettavo. Pugile, simpaticone, pizzaiolo e ristoratore leggendario. La prima volta che lo incontrai era il 1989: avevo quattordici anni, mille lire in tasca e, senza nessuno a casa, ero rimasto da solo per pranzo in piazza della Vittoria. Oggi a Dakar o Shinjuku in ciabatte e senza una lira mi sentirei meno sperduto. Entro nel solo locale aperto chiedendo se mi danno qualcosa da mangiare per mille lire: è la pizzeria dello Spera. 'Non hai da pranzare? Ma come!'  Mi ha messo a sedere, mi ha portato pizza e cocacola e non ha voluto niente. Il genius loci di Cernaia. Quel gesto paterno e protettivo gli valse eterna ammirazione ma anche un cliente entusiasta che, negli anni a venire, gli portava gente da tutto il mondo magnificando quella che poi divenne anche la pizza campione del mondo. E che oggi lo piange ma anche lo canta come un grandissimo. Solo ricordi belli.

sabato 30 maggio 2020

PEDALAR COLLE CILIEGIE AL CULO di Narciso Fenice Ramparti


Non so, questi giorni son stati un po' così, obnubilati dall'abuso di stupefacenti uomoragno, e ne conservo un ricordo vago: mi era parso di vedere dei post che parlavano male di benigni, ma probabilmente me li son sognati.
In nome del nostro orgoglio sfascista, riscopriamo lo studio delle lingue morte. La crisi incombe e già ci opprime: la dedizione alla lettura dei classici greci e latini è necessaria per prepararsi a trafficare organi di bambini; io ad esempio ho dei contatti in Paraguay. Anche la dimensione espressiva, l'esigenza di produrre musica e cantare mi ha personalmente avvicinato, nel degenero dilagante, all'ortodossia cattolica come forma di massima trasgressione: dopo l'amore che provo per me stesso e i miei, il mio più forte sentimento è il disprezzo per la vostra cecità, per il vostro non essere un mio punto di riferimento. Vi stimo zero. Ma a ricambiare fareste un errore vitale: non risconoscere in me la fata che ti attende al crocevia per letificare la tua esistenza è una bestemmia, arte che comunque voi praticate abitualmente.

Basta col diffondere notizie a ripetizione solo per sfogare lo sdegno indetto da una pregressa frustrazione di vita! Il problema è a monte. Il fatto che io non sia il vostro padrone e voi i miei schiavi, portantini e oggetti sessuali può solo significare che i vostri genitori hanno costruito una società sbagliata, che vi spinge a disprezzare il dio dorato. Tanto vale cancellarmi, come state facendo in tanti, ma ancora non siete abbastanza, procedendo a 5 al giorno ci vorrà un anno, mentre io implementerò addando sconosciute di... vediamo, liguria, sicilia, puglia, wisconsin e filippine. Le arabe sono impenetrabili. Ma anche la provincia italica in genere offre universi fantastici. Siamo ormai ufficialmente sotto i 2290 contatti. Il mio pubblico obbligato, come vi chiamo. Un crollo devastante per la mia autostima che già si beava dei suoi 2293 contatti. Di questi, quelli che preferisco sono i totali sconosciuti. Sconosciuti che ho addato pervicacemente solo perché incuriosito dalle foto e dalle presentazioni. Adoro spulciare la vostra vita, provare a conoscervi o capirvi (magari senza neanche mai rivolgervi la parola, che meschino!).
Devo tipo mille euro a un mio amico. Quindi ragazzi, dovete organizzarvi in qualche modo, devolvendomi un euro a testa. Qualora vi sottraeste a questo pagamento, la ritorsione consisterebbe in stupri platonici, incursioni polemiche, terrorismo di post dei miei imbarazzanti videoclip. Ma non perdiamo il filo e la connessione con le nostri radici catto-fasciste. Ci rendiamo conto che il dibattito ha raggiunto l'apice e la sua maggiore portata storica in questi ruggenti anni '20.

La rete ha portato condivisione e si sta trasformando in un inatteso colpo di coda: l'ormai libera fruizione di TUTTO ONLINE, che pur richiede ancora importanti battaglie, è la prossima realtà. Il web ci unisce ed è ormai una protesi inevitabile. Il comunismo telematico poggerà sull'etica comune degli utenti attivi e ci porterà più vicini all'utopia, forse rendendola possibile, di una serena convivenza digitale senza disparità.
Mi scuso, ma ho aggiunto tutti quelli della lista 'persone che potresti conoscere'. Perdonatemi.
Su Instagram invece è tutto splendido. Comunichiamo solo per immagini e ci riconosciamo reciprocamente fighissimi! Vi aspetto lì!

Lorenzo Strazzulla era in terza elementare, io in seconda, e fu incaricato dalla maestra Angela Orlandi di insegnarmi ad allacciarmi le scarpe; a 6 anni non ne ero capace, ma imparai in un'ora.
Poi, ho nemici con cui non ci addiamo su facebook e nemici su facebook ma con cui si convive comunque civilmente. Adoro i gatti, sono felice con la famiglia che ho costruito ma spesso ho nostalgia di quando ero bambino, della sicurezza che avevo in famiglia dai 2 ai 14 anni. Ahhh, che pascoli, attraversati da ruminante, eppure confortanti nel ricordo. Mi perdo quando scrivo, ma mi piacerebbe solo raccontare aneddoti della mia vita.

22 febbraio: felici Caristia a tutti, raga! Vi immagino già belli presi dai preparativi della Cara Cognatio di oggi! Il miglior modo per celebrare la famiglia in famiglia. Mi raccomando, attenetevi al rito, e sparpagliate ogni bendiddio pelle terre.
Incredibile, incredibile, incredibile: la tardarepubblica è stato il periodo più incredibile e violento della Storia, altro che Robespierre.
C'è un refuso nell'editoriale del dylandog in edicola questo mese, il primo in trentatré anni. Bravi, ora siete come quell'altre case editrici.
Non è mera antipatia della domenica mattina dire che troppa gente scrive dimmerda: la mia home è uno specchio della società, tutti a protestare eppoi il problema non è mai come e cosa si scrive. Ma qui abbiamo tradito la scuola dell'obbligo! Qui è un casino!!! Minimo dieci anni di scuola pubblica e ancora ignorate l'estasi della sintassi. Sembra uno sfogo alienato, ma – cristo – è la prova lampante del perché andiamo a rotoli. Che poi la proprietà d'espressione sarebbe il punto di partenza. Altro e ben più deprimente discorso sarebbe quello sui concetti. O sugli stili, sì ché a fronte del dilagante analfabetismo si consolida pure una classe di sedicenti scrittori, cui basta un diploma di liceo per distinguersi ortograficamente dalla massa. E anche qui Dio ci aiuti per la deprimente riproposizione di fintamente arditi sperimentalismi o di un esercizio poietico per nulla tormentato. Sono così felice di vivere il tutto come una disperante psicosi. Piglia bene, almeno fino al collasso.

Madonna, che bellissima serata. Grazie in primis a tutti gli amici (che sanno chi sono e leggono) ma anche a tutto il restante giro di figa e galli che non leggeranno ma che mi hanno regalato un concerto indimenticabile. Lo so, è retorica fino a che non posterò il video, ma davvero: un giorno da ricordare per la vita. Ho creduto di avere vent'anni!!!!

Certa gente pensa che recuperare i corpi dalla Costa Concordia fosse facile: si è fatto prima che si è potuto secondo delle norme di logistica razionale studiate per casi come questi. Come quelli che quando c'è un terremoto reclamano l'immediata restituzione degli stati precedenti. E si lamentano dei prefabbricati come se la Natura fosse lo Stato. Dio benedica i prefabbricati. Avreste dovuto esperire il seguito di un terremoto o di un naufragio di cento anni fa. Altro che polemiche.

domenica 30 giugno 2019

RECENSIONE AUTOBIOGRAFICA SULLO SPETTACOLO TEATRALE DI EUGENIO NOCCIOLINI'NESSUNO', BASATO SULLA VICENDA DEL MOSTRO DI FIRENZE di Narciso Fenice Ramparti


(Calenzano, Teatro delle Donne, tipo marzo 2019)


Troppe emozioni, percristo, troppe.
Venerdì sera sono andato a vedere 'Nessuno'. Devo ancora riprendermi.
Mi picco di saperne sia di Mostro di Firenze che di teatro, e non sto a dettagliarvi a quale titolo.
Appollaiato sulla panka de fero laterale, my sniper nest, implacabile e prevenuto, ero pronto a stronkare qualsiasi minimo difetto. E invece.
Scritto e recitato benissimo. Ma non per questo sono uscito tranquillo e soddisfatto. Anzi, proprio per questo, sono uscito incazzatissimo e volevo picchiare Nocciolini solo per sfogare la tensione e per ringraziarlo a modo mio. In particolare, ero sicuro che sti giovani, neanche nati ai tempi dei delitti, non sarebbero riusciti a offrirmi alcuna soddisfacente resa narrativa o drammatica della vicenda. E invece, cari miei, e invece.
Questo è forse il più emozionante spettacolo teatrale a cui abbia mai assistito (ok, a pari merito col JCS ft. Ted Neeley, ma quello è uno spettacolo anche musicale). A tratti insostenibile il focus intimista sui vissuti delle vittime: in-sos-te-ni-bi-le. Stefano e Susanna fanno proprio male al cuore, Pasquale e Stefania fanno proprio male al cuore. Più conosci la storia, più piangi. Un tributo straziante e poetico alle vittime, questo sì. Questo alla grande.
Interludio eroticissimo su Locci-LoBianco. Che bel culo che hai. Tanto piccante quanto inedito e credibile. Quello è un momento, fra diversi altri, in cui Nocciolini riesce davvero a illuderti sfiorando i fini ultimi e più nobili dell'arte drammatica.
Noccio tracima magistero attoriale e autoriale, circondato da interpreti vivaci e capaci che conferiscono un realismo vernacolare perfetto per il setting della provincia fiorentina di quarant'anni fa. La scenografia, minimale ma efficace, esclude le scene in automobile dove sembrava impossibile farne a meno, ricorrendo a suggestioni visuali o fuoricampo (splendida la metaforica danza iniziale di Stefania e Pasquale, citazionista ma riuscitissima). Licenze creative minime ma funzionali e sempre nel rispetto di una rendicontazione attentissima e partecipe del caso. Spettacolo lungo e mai noioso. Ti inchioda alla sedia, letteralmente.
La potentissima scena finale (spoiler alert!), che ho provocatoriamente tacciato di relativismo gnoseologico tanto per sentire le giustificazioni di Noccio e Oltremari, riesce nel condividere quanto più largamente possibile il sentire collettivo verso chi compì quei delitti.
Un merendaro come me arriva anche a scorgere sul palco persino Toscano, Andriaccio, Narducci e chi cazzo gli pare. Già, Nessuno. Adesso sono al lavoro su una mia piéce sul caso, che intitolerò: 'Qualcuno (sarà pur stato, perlamadonna)'.
Mi concedo una minima critica di parte, ma solo per rinforzare la mia entusiasta recensione: a mio parere il mostro era, crowleyanamente, il dio di sé stesso, quindi non ho potuto farmi carico dell'anticlericalismo noccioliniano che finisce per traslare distorsivamente su chi uccise una manìa e un motivazione misticheggianti del tutto inconfacenti, ma comunque di facile presa per un pubblico generalista o comunque convinto, pur erroneamente, dell'unicità dell'assassino delle coppiette.
Lì si è a mio parere tradito la verità ai fini della codificazione mitografica e antistorica, ma appunto, non è un aspetto che possiamo propriamente contestare ad una riuscitissima narrazione letteraria e drammatica. Come spettatore pagante, non ho che da ringraziare autore e attori per un'esperienza unica e assolutamente insperata. Complimenti davvero. Sto spettacolo rimarrà. Ve lo assicuro.

* * *

Pornopostilla: la mia serata.
Dopo aver segnalato l'evento dello spettacolo su FB come materiale inappropriato, ho cominciato a prepararmi. No, skerzo XD
La Fran sotto metadone mi scarrozza a Calenzano sganciandomi senza accendino e mezzo, per poi recriminare a vita di non averla fatta venire. Cazzate. Arrivo e c'è il pienone. Non conosco nessuno! Il volto amico e il saluto di Cappelletti è infine il miglior viatico per la serata. Oltremari mi aveva raccomandato di prenotare ma io duro. Realizzata, con altri, la possibilità di non entrare, m'inkarognisko col barbudo trentunenne della biglietteria: 'non c'è la riduzione colla tessera di CasaPound? Ho sessantasei anni!' Alla fine entriamo. Trediceuri, codì, ma ben spesi, come potrò rapidamente calcolare nelle ore successive.
Avete presente quando nei sogni diventate superamici di Brian May e Adrian Smith che parlano in italiano, magari del mercato della Fiorentina o dei vostri professori?
Proprio come nei sogni, è uno splendido Puleri a salutarmi comparendomi davanti colla sua parimenti incantevole Erica. E subito dopo lo spettacolo, proprio come nei sogni a parte le mani spellate, il mondo alla rovescia con Mori, simile agli dei, che mi conosce e fa serata con noi. 
A questo impareggiabile quartetto si concede nientemeno che il contesissimo Oltremari, che sacrifica alla nostra compagnia un aftershow di groupies urlanti, portandoci in un delizioso pub rustico, che fa sgomberare per riservarcelo interamente. Un tavolo elettrico! Io poi non so davvero controllarmi, mangio le frasi degli altri senza masticarle, e son quasi riuscito a far scazzare l'imperturbabile Edo insistendo per coinvolgerlo in una fugace messa nera alle bartoline. Scusami. Sei una persona splendida. Avremmo potuto parlare all'infinito. A un certo punto, risuona agghiacciante un campanaccio e ci mandano affanculo.

Verso le due, in un tratturo che sbocca nella vicina via dei Prati, passiamo infine a salutare i veri protagonisti. Come prevedibile, è una sosta inutile, che serve solo a farci star male. Ancora di più, se possibile. La scena è come al solito muta, il genius loci e il vento parlano d'altro. Il mostro non c'è più. Stefano e Susanna urlano muti, ma sempre più stancamente, il loro scempio ancora (?) senza colpevole.